IL LABIRINTO

5 Settembre 2008
21:15

da F. Durrenmatt
ArgillaTeatri
da F. Durrenmatt, J.L. Borges, Ovidio,… con Gaston Biwole, Sidy Diop, Antonio Pauletta, Chiara Pavoni,Cinzia Scott e Ivan Vincenzo Cozzi.
Musiche dal vivo Oscar Bonelli.
Coreografie e movimenti scenici Cinzia Scott
Regia di Ivan Vincenzo Cozzi


Ogni civiltà ha il suo labirinto.
E la costruzione del Labirinto coincide quasi sempre con la fine degli splendori di quella civiltà.

In ogni labirinto, infatti, è racchiuso un Minotauro. Un essere diverso. Un essere che è il prodotto e l’essenza della stessa civiltà: una presenza ancestrale, ingombrante, un simbolo di cui si è -in qualche modo- schiavi, e che si deve nascondere e tutelare, dimenticare e conservare.

Ogni Labirinto, per esistere, ha bisogno di un Teseo.
Di un eroe che ne scardini il senso e conduca la civiltà ad un nuovo stadio, ad una rigenerazione.

Per questo Teseo, a differenza degli eroi divini, uccidendo il Minotauro, non assume in sé la forza ed il significato del suo nemico, ma pone fine ad un’era.

Tanti sono dunque i labirinti e tutti finora sono stati costruiti nel cuore della civiltà.
I labirinti reali, man mano che il progresso avanzava sono diventati labirinti mentali, di leggi, di forme, di organizzazioni sociali; ad un tratto hanno preso il sopravvento e sono stati costruiti all’esterno, a circondare le potenzialità e l’espansione delle civiltà: città-labirinto, strade-labirinto, ospedali-labirinto, carceri-labirinto, ed ancora l’informazione è un labirinto, l’economia, la scuola, internet… tutti labirinti all’interno dei quali si nasconde, si tutela, si conserva e si dimentica la civiltà occidentale diventata a sua volta un mostruoso Minotauro simbolo di un potere splendente (Asterione) che non può più confrontarsi con le altre civiltà e preferisce fagocitarle, in attesa del proprio Teseo.

Questo è il senso di questo spettacolo, un mosaico di storie e narrazioni sui labirinti antichi; una costruzione alta e fragile, regno del “logos” (la ragione, ciò che pone l’uomo in relazione alla verità ed alla totalità) rappresentato dal filo di Arianna, che all’improvviso verrà “assaltata”, circondata, stretta in una morsa di necessità e di domande da parte di nuove culture che bussano imperiosamente alle sue porte e che recano con sé il più magico dei fili: la molteplicità dei linguaggi, delle verità, delle ragioni, delle totalità umane.

E questo grazie alla partecipazione reale di culture nuove per l’Occidente, grazie al coinvolgimento di attori che portano saggezze, esperienze, narrazioni e canti da altrove, ma soprattutto grazie alla presenza in scena di un gruppo di giovani richiedenti asiloprovenienti da centri di prima accoglienza che portano sulla scena le voci, le lingue, la rabbia e la speranza dei nuovi Teseo.

Il Labirinto ideato e diretto da Ivan Vincenzo Cozzi è nato da una lunga ricerca sul mito di Arianna, Asterione e Teseo, si è nutrito delle tradizioni arabe, dei Carmi di Catullo e dei canti di Ovidio, delle visioni di J.L. Borges e della chiarezza moderna sulla diversità di F. Durrenmatt.
Fra gli interpreti che hanno portato usi e modi dalle loro terre d’origine Gaston Biwole (Gabon) e Sidy Diop (Senegal) ed il danzatore Eduardo (Brasile). Assieme gli attori Chiara Pavoni ed Antonio Pauletta hanno realizzato un susseguirsi di racconti, movimenti e confronti in cui fra nero e bianco non sembra esserci soluzione di continuità.
La narrazione è affidata anche ad un cantastorie siciliano, Giuseppe Lucani, che da anni rielabora i “cunti” tradizionali.
I movimenti scenici sono affidati a Cinzia Scott danzatrice e compagna del grande jazzista Tony Scott, recentemente scomparso, che negli ultimi anni ha portato avanti una ricerca sui movimenti e le sonorità africane.
La musica dal vivo è di Oscar Bonelli, polistrumentista capace di creare suggestioni ed emozioni con la trama intessuta dai suoi misteriosi strumenti che provengono dalla tradizione sciamanica, dal Tibet, dall’India e dalle tribù aborigene dell’Australia.

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