“Tre
donne attendono l’alba in
una veglia funebre
dell’amica morta.
All’alba
scompariranno e, dunque, per
credersi reali e poter
affermare di aver davvero
vissuto, nella lunga veglia
si racconteranno l’un
l’altra una storia intessuta
dei loro sogni.
E’ la
storia del Marinaio che,
naufragato su un’isola
deserta, a sua volta sogna
un passato ed una Terra
d’origine che non ha mai
avuto…”
Siamo
fatti della stessa materia
di cui sono fatti i sogni
afferma Prospero nella
Tempesta di Shakespeare. Ma
di che materia son dunque
fatti questi sogni?
Le
tre donne di Pessoa,
narrando, introducono la
possibile soluzione
del significato
dell’esperienza più
soggettiva e irrepetibile
che esista, trasmissibile
solo attraverso la
mediazione delle parole che
usiamo per raccontarlo e
quindi inscindibilmente
legato alla poesia.