Il labirinto
Perdersi e ritrovarsi nei racconti dei labirinti | Regia di Ivan Vincenzo Cozzi
Il labirinto è percorso. E’ passaggio che poi si trasforma in traversata, in “prova”, e da prova in iniziazione ad una nuova vita, in rinascita.
Il labirinto è percorso della memoria, cammino obbligato che tiene desta la capacità di ricordare, viaggio dell’uomo verso il suo centro e, viceversa, dal suo profondo verso gli altri, ma anche rete digitale, tracciato di migrazioni, luogo di reclusione/esclusione…
Ogni civiltà ha il suo labirinto.
In ogni labirinto è racchiuso un Minotauro. Un essere diverso. Un essere che è il prodotto e l’essenza della stessa civiltà: una presenza ancestrale, ingombrante, un simbolo di cui si è -in qualche modo- schiavi, e che si deve nascondere e tutelare, dimenticare e conservare.
Ed ogni Labirinto, per esistere, ha bisogno di un Teseo. Di un eroe che ne scardini il senso e conduca la civiltà ad un nuovo stadio, ad una rigenerazione.
Tanti sono dunque i labirinti e tutti finora sono stati costruiti nel cuore della civiltà.
I labirinti reali, man mano che il progresso avanzava sono diventati labirinti mentali, di leggi, di forme, di organizzazioni sociali: città-labirinto, strade-labirinto, ospedali-labirinto… tutti labirinti all’interno dei quali si nasconde, si tutela, ma troppo spesso si dimentica la civiltà occidentale diventata a sua volta un mostruoso Minotauro che non può più confrontarsi con le altre civiltà e preferisce fagocitarle, in attesa del proprio Teseo.
Questi labirinti con i loro simboli verranno proposti provocatoriamente nel cuore del mito, si intrecceranno o si sovrapporranno all’immaginario romantico di Asterione, Arianna e Teseo per offrirci uno spunto in più di riflessione: quella sulla nostra stessa diversità.
Il progetto di questo spettacolo nasce da una lunga ricerca sul mito di Arianna, Asterione e Teseo, si è nutre delle tradizioni arabe, dei canti di Ovidio, delle visioni di J.L. Borges e della chiarezza moderna sulla diversità di F. Durrenmatt.
Il Minotauro, infatti, è un simbolo capace di attraversare i secoli, il pensiero ed il linguaggi. E’ capace di riassumere emozioni, immaginario e memorie: dal “mostro” cretese, all’eroe della tauromachia, dall’animale lunare della fecondità al “diverso” della quotidianità attuale.
Nell’allestimento del “Labirinto”, grazie alla partitura fisica acrobatica, la lettura verticale del movimento rappresenta un’elevazione del gesto, dell’intenzione e del pensiero.
Il labirinto è ovunque: il gesto è labirinto, lo stile fluido, i periodi che si snodano e si rincorrono sono labirinto; il trabattello è labirinto. Questa struttura di metallo alta cinque metri, rappresenta il cuore, la stanza centrale del labirinto, il luogo all’interno del quale avvengono le azioni, dal quale le azioni esondano, in cui s’annidano le voci ed i movimenti prendono il volo.
La messa in scena è basata sull’equilibrio delle diverse forme d’espressione utilizzate per la realizzazione del testo: musica, linguaggio del corpo, ricerca sul testo e sul movimento, ma soprattutto il linguaggio della straordinaria struttura scenica capace di moltiplicare le possibilità espressive dell’azione.
La collaborazione tra parola e musica crea una sinergia che esalta la drammaticità del testo e lo rende estremamente fruibile grazie alle suggestioni ed alle emozioni evocate dai tamburi e dai misteriosi strumenti che provengono dalla tradizione sciamanica, dal Tibet, dall’India e dalle tribù aborigene dell’Australia.
